TERREMOTO, SCUOLA DI AMATRICE: I MOLLICA VITTIME SACRIFICALI O I 3 FRATELLI PIÙ AMATI DAL SISTEMA?

L'ultimo bando vinto dalla Valori Scarl dei fratelli Mollica Domenico, Nino e Pietro riguarda l'Expo: 18 milioni di euro aggiudicati con appalto pubblicato su expo2015.it. La Società Consortile in effetti presta "supporto e assistenza" alle imprese consorziate. Poi sono le aziende vincitrici a realizzare materialmente i progetti, a lavorare il cemento. I fratelli Mollica di Gioiosa Marea, ovvero di Piraino, in provincia di Messina, vengono indicati come i costruttori dell'istituto scolatico ristrutturato e inaugurato il 13 settembre 2012, crollato ad Amatrice nel terremoto del 24 agosto

Roma, 27 agosto 2016 - Terremoto Centro Italia, 291 le vittime, il bilancio delle vittime del terremoto del centro Italia, comunicato dalle Prefetture di Rieti e Ascoli Piceno, è salito al momento a 291: 230 ad Amatrice, 11 ad Accumoli e 50 ad Arquata del Tronto, 215 persone sono state estratte vive, 5400 gli uomini impegnati nelle ricerche. Alle 11:30 i funerali di 35 dei 49 marchigiani morti. Giornata di lutto nazionale, il capo dello Stato Sergio Mattarella visita Amatrice (230 morti) e Accumoli (11). Presenti ai funerali il premier Matteo Renzi con la moglie Agnese, i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, e il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio. Nelle province di Rieti, Ascoli Piceno, Perugia, L’Aquila e Teramo, la Rete Sismica Nazionale dell’INGV ha localizzato dall’inizio della sequenza, nella notte del 24 agosto, complessivamente 1493 eventi: 113 i terremoti di magnitudo compresa tra 3.0 e 4.0, 11 quelli localizzati di magnitudo compresa tra 4.0 e 5.0 ed uno di magnitudo maggiore di 5.0.

Il procuratore capo di Rieti, Giuseppe Saieva, ha ‘attenzionato’ invece chi ha costruito o messo le mani sulla scuola elementare di Amatrice, appena ristrutturata, sbriciolatasi sotto le bordate del tremendo terremoto del 24 agosto, con quei pilastri portanti incrinati e ad Accumuli il campanile restaurato tre volte, divenuto la tomba di un neonato di pochi mesi. Sabbia più che malta, se gli edifici fossero stati costruiti con i criteri adoperati in Giappone, non sarebbero crollati.

Di chi è la colpa? Ma è davvero così?

Di chi è la colpa? Dei fratelli Mollica Domenico, Nino e Pietro di Gioiosa Marea, ovvero di Piraino, in provincia di Messina, ossia di Acquarancio, dove sorge Villa «Gei Ar», il cattivo di Dallas che vince stravolgendo i canoni della soap opera (Gei Ar vince sempre, era lui a mangiare sempre le pedine). Dallas in ambiente agreste e non metropolitano, un piccolo Texas. Qua sono nati e cresciuti i presunti "costruttori" dell'istituto scolatico di Amatrice, inaugurato il 13 settembre 2012, giusto in tempo per l'inizio dell'anno scolastico. Ma è davvero così?
E' proprio questo il primo possibile errore nella vicenda. La Valori Scarl, che ha vinto il bando di gara per quella ricostruzione, si occupa di "prestare supporto ed assistenza" alle imprese consorziate per far vincere loro la gara. Sono poi le aziende vincitrici a realizzare concretamente i progetti, a lavorare il cemento. I costruttori che hanno realizzato la scuola di Amatrice potrebbero essere (e lo sono) diversi dai fratelli Mollica, gli unici e i soli al momento 'accusati' (ma solo giornalisticamente giacchè non vi sono ipotesi di reato) per lavori probabilmente mai fatti. I lavori di costruzione della scuola di Amatrice - infatti - vennero assegnati ed eseguiti totalmente dalla Edil Qualità di Roma.

A vincere l’appalto, invece, è stato il Consorzio Stabile Valori (controllato dalla Dionigi srl), del quale Francesco Mollica, 39 anni, figlio di Domenico ed avvocato amministrativista, è socio. Francesco è pure nipote di Pietro Tindaro Mollica, imprenditore di Piraino, assiduo frequentatore di Gioiosa Marea, già contitolare della Siaf di Patti, implicato in alcune vicende giudiziarie, senza avere riportato condanne passate in giudicato.

Pietro Tindaro Mollica, nel 2015 a Roma rimane impigliato nell’indagine denominata Variante inattesa, con l’accusa di bancarotta fraudolenta. La faccenda riguarda il consorzio Aedars: appalti pubblici per 118 milioni. Secondo il gip: “E’ facilmente evincibile come Mollica applichi un metodo delinquenziale”, ma Tar e Consiglio di Stato annullano le interdittive antimafia. Oggi Pietro Tindaro Mollica è solo imputato per bancarotta fraudolenta a Roma. Il Consorzio Stabile Valori esegue lavori in tutta Italia attraverso una ottantina di società consorziate. Ad Amatrice i lavori sono stati assegnati ed eseguiti totalmente dalla Edil Qualità di Roma. Ma sotto le macerie di Amatrice vi rimangono 224 morti e tre fratelli siciliani col pallino dei lavori pubblici, i fratelli Mollica, partiti dal niente ed oggi (a quanto pare) in grado di mettere le mani su tutti i lavori pubblici d’Italia?

Ma è possibile che questi tre fratelli...

Ma è possibile che questi tre fratelli siano in grado di corrompere tutto il corrompibile, compresi ministeri, responsabili di bandi pubblici di gara e d'appalto, tribunali, Tar, Consiglio di Stato, ingegneri, architetti, rivenditori di cemento impoverito, muratori e rivenditori all’ingrosso di cazzuole? E cosa sarebbero tutti coloro che si lascerebbero corrompere? E' possibile che questi tre gioiosani di Piraino abbiano il grimaldello delle coscienze di tutta Italia? Di giudici, ministri, viceministri, tecnici, ingegneri, responsabili delle verifiche, politici, massoni, forze dell'ordine, inquirenti?

La scuola elementare “Romolo Capranica” di Amatrice è crollata dopo che nel 2013 erano stati spesi circa 700mila euro per la messa in sicurezza. Su questo ed altro aleggiano il “metodo delinquenziale” dei Fratelli Mollica? Sarebbe questa una clamorosa, buona opportunità di far cadere il terremoto del 24 agosto sulla testa di questi chiacchieratissimi e indagatissimi fratelli di Piraino, ovvero di Gioiosa Marea, ossia di Patti? Molto più comodo che andarsi a cercare i clan di Cosa Nostra, meno riconoscibili e sanzionabili dei fratelli Mollica e perciò esentati dal comparire in cronaca. Molto più comodo che andarsi a cercare i politici di turno, i referenti, i tecnici, più protetti e meno sanzionabili dei fratelli Mollica. E inoltre, chi ha 'ordinato' al sistema Italia di continuare a mettere nelle mani dei Mollica appalti e commesse, dalla scuola di Amatrice all'Expo di Milano? C'è forse una legge italiana dello Stato che lo impone? Se la Valori Scarl dei fratelli Mollica è tanto biricchina, 'scancellatela' dalla scala dei... Valori.

Meglio partire dai Mollica

Meglio partire dalla Valori Scarl dei fratelli Mollica - invece - e tentare di 'spiegare' così il sospetto che  dietro questa ignobile vicenda ci siano ben altre responsabilità, da ricercare all'indirizzo di Cosa Nostra, ma pure all'indirizzo degli Enti e delle istituzioni che su quell'appalto hanno messo le mani, sbrigato gli appalti ed eseguito i controlli, firmato l'inizio e la fine dei lavori e la loro regolarità, l'agibilità e la correttezza burocratica e formale.

La Valori scarl, fa parte del gruppo Mollica, principale socio è Francesco Mollica, nato a Patti nel 1977. La Valori Scarl, è per l’88% dalla Dionigi Società Cooperativa con sede a Roma. Poi c’è la Sed srl elaborazione dati. La Ricos immobiliare (fa parte del gruppo detentore delle quote della Valori scarl). A capo di tutto sarebbe Domenico Mollica, azionista della Sed, nato a Piraino (Me) nel 1955, detentore del 90% delle quote. Domenico Mollica ci riporta alla Siaf di Patti, assieme ai fratelli Pietro e Antonino. La Siaf venne messa in liquidazione con un codazzo di vicende giudiziarie. Agli stessi fratelli Mollica appartiene il consorzio Aedars destinatario nel 2013 di una interdittiva antimafia della Prefettura di Roma per segnalazioni di polizia giudiziaria riguardanti collegamenti con Cosa Nostra di Barcellona Pozzo di Gotto.

L’interdittiva antimafia viene però sospesa dal Tar del Lazio nel 2014. Il giudizio del tribunale ribalta l’impianto accusatorio: “Da quanto illustrato si svilisce il quadro indiziario circa la contiguità con le organizzazioni mafiose del Consorzio ricorrente. […] In sostanza mancano gli elementi di collegamento con la criminalità organizzata”.

Nessun collegamento con la criminalità organizzata, 80 società consorziate, appalti in tutta Italia, milioni di euro di lavori, documentazioni passate dalle mani di istituzioni, ministeri, dirigenti, funzionari, politici, sindaci, ingegneri, enti di controllo, enti burocratici…
E’ possibile, allora, che questi tre fratelli siciliani, nemmeno tanto sconosciuti nè latitanti, siano così in grado di tenere in pugno tutto questo mondo economico, politico ed imprenditoriale? E’ possibile?
Se così fosse si faccia in mondo che i tre signori di villa Gei Ar all’Acqua Arancia non vedano mai più la porta d’ingresso di un ufficio pubblico, vengano fermati, altrimenti si scelgano le giuste prospettive, si aprano gli occhi su di un sistema politico ed affaristico che soggiace agli interessi di chiunque sia in grado di avvalersi di metodologie messe in atto dal sistema ad uso del sistema.

L'annullamento di alcune interdittive antimafia

Non abbiamo a cuore la difesa d’ufficio dei tre fratelli Mollica, ma nemmeno siamo disposti ancora a credere nelle fate. I lavori di costruzione della scuola di Amatrice vennero assegnati ed eseguiti totalmente dalla Edil Qualità di Roma (“Siamo certi della correttezza dell'operato dell'impresa costruttrice", affermano i responsabili dell’affidamento); secondo il gip “è facilmente evincibile come Mollica applichi un metodo delinquenziale” ma Tar e Consiglio di Stato decretano l'annullamento di alcune interdittive antimafia riguardanti Pietro Tindaro Mollica, a capo di circa 80 consorziate.

Nel 1991 il Comune di Piraino venne sciolto per mafia con relazione a firma dell’allora ministro degli Interni Vincenzo Scotti si legge: “In tre anni i fratelli Mollica si trasformano in un sostanzioso gruppo finanziario che si aggiudica ripetutamente appalti per svariati miliardi in Sicilia e fuori dall’Isola”. Nel marzo del 2013 viene sciolto il Comune di Augusta (Sr) e nelle relazioni di Polizia giudiziaria compaiono sempre i Mollica e il concittadino di Gioiosa Marea Franco Scirocco.

Nel 2003 il gup di Reggio Calabria assolve dall' imputazione di associazione a delinquere di stampo mafioso gli imprenditori Domenico, Pietro e Antonino Mollica, titolari della Siaf, azienda di Gioiosa Marea, con sede a Patti (Messina), titolare di alcuni appalti tra Messina e Reggio Calabria sui quali, nei primi anni '90, indagarono le forze dell’ordine. Gli imprenditori di Gioiosa Marea erano stati indagati in una maxinchiesta riguardante appalti, passata dal Tribunale di Messina a quello di Reggio Calabria per legittima suspicione, poiché vedeva indagato pure l'ex pm Giovanni Serraino, per concussione. Furono circa 200 gli avvisi di garanzia. Coinvolto nell’inchiesta l'ex sottosegretario all'Interno Angelo Giorgianni, accusato di avere rapporti con i Mollica.

 Si svilisce il quadro indiziario circa la contiguità mafiosa

L’interdittiva antimafia viene sospesa dal Tar del Lazio nel 2014: “Da quanto illustrato si svilisce il quadro indiziario circa la contiguità con le organizzazioni mafiose del Consorzio ricorrente; mancano gli elementi di collegamento con la criminalità organizzata”. Angelo Siino, ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra, li muntuva come imprenditori che si spartivano gli appalti ma le dichiarazioni di Siino vengono considerate “troppo generiche” dagli inquirenti.

Prefetture, Direzione investigativa antimafia e polizia tributaria della Guardia di Finanza

I fratelli Mollica (Domenico, Pietro Tindaro e Antonio) avrebbero presunte «collusioni con ambienti mafiosi», ma non risultano a loro carico condanne per 416-bis. Il Gico della Finanza di Roma, il 18 settembre 2013, fa riferimento a presunti contatti con Cosa Nostra tramite Angelo Siino, ministro dei lavori pubblici della mafia, incaricato da Cosa Nostra di spartire gli appalti in Sicilia.
Tutte ipotesi e sospetti, citati nell’interdittiva antimafia della Prefettura di Roma per la società Consorzio Stabile Aedars di Pietro Mollica, interdittiva però annullata definitivamente dal Consiglio di Stato.

L'ultimo bando vinto dalla Valori Scarl riguarda l'Expo: 18 milioni di euro per l'esecuzione "di sfalci e disboscamenti", la "fornitura e posa in opera di tubazioni per teleriscaldamento e teleraffrescamento", fino alla "posa in opera di tubazioni, pozzetti, camerette" per le fogne. La Società Consortile in effetti si occupa di "prestare supporto ed assistenza" alle imprese consorziate per far vincere loro la gara. Sono poi le aziende vincitrici a realizzare concretamente i progetti, a lavorare il cemento. I costruttori che hanno realizzato la scuola di Amatrice potrebbero essere diversi ai fratelli Mollica, gli unici e i soli al momento 'accusati' di lavori probabilmente mai fatti e per i quali non vi sono al momento ipotesi di reato ma solo illazioni. Come dire che la colpadel terremoto del 24 agosto in Centro Italia, è dei Mollica di Gioiosa Marea.

Non è allora che più che i consigli comunali di Piraino e Siracusa, da sciogliere siano ben altri dubbi, più altolocati sospetti?

m. m.

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CONSORZIO STABILE AEDARS S.C.A.R.L., INTERDITTIVA ANTIMAFIA RICORSO


N. 00200/2015REG.PROV.COLL.

N. 05374/2014 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso n. 5374/2014 RG, proposto dal Ministero dell'interno, in persona del Ministro pro tempore e l’UTG - Prefettura di Roma, in persona del Prefetto pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici si domiciliano in Roma, via dei Portoghesi n. 12,

contro

il Consorzio Stabile AEDARS s.c.a.r.l., corrente in Roma, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Angelo Clarizia e Francesco Zaccone, con domicilio eletto in Roma, via P.ssa Clotilde n. 2 e

nei confronti di

Comune di Reggio di Calabria, in persona del Sindaco pro tempore, non costituito in giudizio,

per la riforma

della sentenza del TAR Lazio – Roma, sez. I-ter, n. 3048/2014, resa tra le parti e concernente

l’informativa antimafia interdittiva resa a carico del Consorzio intimato;

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del solo Consorzio appellato;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore all'udienza pubblica del 16 ottobre 2014 il Cons. Silvestro Maria Russo e uditi altresì, per le parti costituite, l’avv. Clarizia e l’Avvocato dello Stato D'Ascia;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:


FATTO

Il Consorzio stabile AEDARS s,c.a.r.l., corrente in Roma ed oggi in concordato preventivo, è stato attinto da un’informativa antimafia interdittiva ex artt. 84, c. 3 e 91 del Dlg 6 settembre 2011 n. 159, emanata dal Prefetto di Roma il 27 settembre 2013 (prot. n. 193981/area I bis/OSP), emessa su richiesta del Comune di Reggio Calabria.

In particolare, il Prefetto di Roma ha statuito tal interdittiva, a suo dire in esito ai numerosi elementi emersi in sede istruttoria e su segnalazione di vari organi investigativi, a causa della posizione della socia di maggioranza di detto Consorzio, la FRACLA s.r.l.

Quest’ultima è riconducibile al gruppo imprenditoriale dei fratelli Pietro, Domenico ed Antonino Mollica da Piraino (ME), i quali, in base a detto provvedimento, fin dai primi anni ’90 sarebbero coinvolti in vari procedimenti penali per fatti di mafia. Invero, essi son stati indicati quali referenti, per il tramite dell’imprenditore sig. Casamento da Patti (ME), di Angelo Siino —uomo deputato al controllo degli appalti pubblici in Sicilia per conto di Totò Riina—, oltre ad aver condizionato il Consiglio e la Giunta comunali di Piraino, sì da determinarne lo scioglimento per infiltrazione mafiosa. Inoltre, essi hanno intessuto stretti rapporti con Francesco Scirocco, basati su vari elementi desumibili da almeno cinque procedimenti, taluni risalenti, ma il più recente dei quali riguarda l’ordine di custodia cautelare emesso a carico di questi il 31 maggio 2012 dal GIP di Roma nel procedimento n. 55028/2009, nel quale i fratelli Mollica sono coimputati.

Il Prefetto di Roma ha desunto l’emanazione della predetta interdittiva da vari dati univoci, ossia: I) – dal rapporto della DIA di Roma in data 16 settembre 2013, relativo sia alla FRACLA s.r.l., sia a ciascun’impresa consorziata, ognuna delle quali connotata da partecipazioni o frequentazioni di vari soggetti discutibili, anche mafiosi; II) – dalla nota del Com. prov.le CC di Messina del 12 settembre 2013, con cui s’è comunicata la presenza, in un cantiere appartenente al Consorzio —di cui l’a.u. della FRACLA s.r.l. era direttore e responsabile tecnico—, di operai e mezzi di imprese terze, riconducibili a Salvatore Sidoti, condannato per vari reati, pure mafiosi; III) – dalla relazione della Prefettura di Agrigento in data 19 aprile 2013, circa il controllo effettuato dal Gruppo interforze nel cantiere per i lavori affidati al Consorzio dal Comune di Porto Empedocle (AG), ove s’è rilevata la presenza di soggetti in posizioni discutibili o di imprese terze a loro volta raggiunte da informative o interdittive antimafia; IV) – dalla relazione della Prefettura di Reggio Calabria del 9 agosto 2013, circa gli accertamenti svolti nel cantiere per i lavori affidati al Consorzio dal Comune di Rosarno (RC), ov’erano presenti soggetti noti per la loro indole criminale; V) – dalla partecipazione di detto Consorzio alla ICOP s.r.l., destinataria a sua volta d’interdittiva antimafia ed il cui responsabile Massimo Siciliano è stato tratto in arresto per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Avverso tal provvedimento e gli atti presupposti colà richiamati, è allora insorto detto Consorzio innanzi al TAR Lazio, con il ricorso n. 10607/2013 RG.

Al riguardo, esso deduce in sostanza l’illegittimità di tal interdittiva: 1) – a causa sia dell’inattuale ed inattendibile rappresentazione degli elementi su cui si basa, sia dell’erronea valutazione delle risultanze processuali cui si riferisce, giacché non v’è un gruppo di imprese riconducibile ai fratelli Mollica, la collaborazione d’impresa tra loro essendo cessata fin dal 1994 (cioè dopo il fallimento della SIAF s.r.l. di cui erano soci), mentre solo Pietro Mollica ha partecipato alla costituzione ed al funzionamento del Consorzio; 2) – per aver essa considerato solo gli elementi portati dalla pubblica accusa e non tenuto conto invece che ognuno dei precedenti penali considerati s’era concluso o con assoluzioni piene o con archiviazioni; 3) – per non aver considerato, in particolare, la sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria n. 115 del 19 maggio 2011, passata in giudicato, che ha assolto in via definitiva i fratelli Mollica dalle accuse di associazione mafiosa e di truffa aggravata, escludendo sia la loro adesione al sistema dei cd. pass (spartizione degli appalti imposta da Cosa nostra) per non aver il collaboratore Siino indicato in concreto quali appalti la SIAF avesse ottenuto grazie a tale sistema, sia il loro apporto a Cosa nostra stante non solo l’assenza di riscontri circa la dazione di denaro, ma, anzi, la loro piena soggezione ad estorsione dalle famiglie locali, nel qual contesto il sig. Siino era intervenuto solo per risolvere una situazione in cui essi erano stati vittime di minacce; 4) – per l’erronea lettura di quella parte della sentenza stessa, ossia la decisione di non trasmettere gli atti all’ufficio del PM sui fatti così descritti a causa della maturata prescrizione, ché tal inciso riguardò l’eventualità di riqualificarli in una diversa fattispecie di reato, per i quali è stata comunque esclusa la loro riconducibilità al reato di associazione mafiosa, donde l’irrilevanza, anche solo indiziaria, del riferimento dell’interdittiva ai procedimenti penali degli anni ‘90; 5) – l’esser gli elementi, cui l’interdittiva medesima oggi si riferisce, in varia guisa quelli già posti a base d’una precedente informativa, adottata nel 1999 verso la ITACO s.p.a. (cessionaria di un ramo d’azienda da parte della SIAF s.r.l.) e dapprima sospesa da questo Consiglio (ordinanza n. 1683/1999) e poi revocata in autotutela dalla P.A. con contestuale rilascio di un’informativa positiva, dal che l’estraneità dei fratelli Mollica a reati di tipo mafioso già da prima della sentenza di loro piena assoluzione sull’unico processo penale a loro carico; 6) – per l’irrilevanza del riferito rinvio del sig. Domenico Mollica per associazione mafiosa finalizzata alla turbativa d’asta, avvenuto nel 2003, a causa sia dell’assenza d’ogni notizia sul punto (sì da far ragionevolmente ritenere che esso non abbia avuto alcun seguito, sia della di lui estraneità alla compagine ed all’attività del Consorzio; 7) – per l’irrilevanza anche del rinvio alle note di archivio DIA, circa l’ambiguità del comportamento dei fratelli Mollica al fine di farsi considerare quali vittime e non come componenti stabili di organizzazioni mafiose (pur senza una loro formale affiliazione) al fine d’espandere la loro attività d’impresa, mentre tanto la citata sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria, quanto nel procedimento penale detto Mare Nostrum, ove essi erano parti offese e si costituirono parte civile contro gli imputati, sono stati definiti appunto come vittime di tali organizzazioni; 8) – per l’omessa considerazione che il Consorzio, quando si trovò in rapporti con soggetti in varia guisa vicini o contigui a queste ultime, li interruppe fin da lungo tempo una volta indagati (ancorché poi assolti), ferma l’immediata estromissione dalla compagine consortile di chiunque, pur se solo deprivato della positiva certificazione antimafia e quand’anche questa fosse esistita al momento della sua ammissione; 9) – per l’omesso rilievo del fatto che non sono più socie del Consorzio la Italcantieri s.p.a. e la Assetti del Territorio s.p.a. —riconducibili al geom. Francesco Scirocco, detenuto dal 2011—, essendone uscite durante l’anno 2005; 10) – l’erroneità della nota della Sezione DIA di Messina in ordine agli strettissimi legami, anche di natura economico-finanziaria, tra lo Scirocco ed il nucleo familiare dei fratelli Mollica, ché, anzi, tali rapporti furono segnalati dalla Commissione di indagine presso il Comune di Augusta, a causa del ruolo centrale svolto dall’uno nell’attività di presunta turbativa di appalti a favore degli altri, cose, queste, di cui il Consorzio non ha mai avuto contezza; 11) – per il fatto che, pur essendo stati in passato coindagati il geom. Scirocco ed i fratelli mollica, il primo è stato condannato o rinviato a giudizio, mentre i secondi sarebbero sempre stati assolti; 12) – per l’erroneità di quanto indicato dal Comando CC di Patti del 18 maggio 2006, le cui vicende si dovrebbero riferire al procedimento penale n. 577/2005 RGNR della Procura della Repubblica di Patti, nel cui ambito furono sì disposti il sequestro probatorio e quello preventivo a carico dei sigg. Mollica stessi, con atti poi annullati dal Tribunale del riesame (per mancanza di fumus sui reati loro contestati) e come confermato dalla Corte di cassazione che, all’udienza del 12 febbraio 2007, respinse il ricorso del PM con conseguente archiviazione dell’intero procedimento; 13) – per l’erroneità del riferimento sia ai fatti della c.d. Operazione Icaro il cui procedimento penale ha visto sì il rinvio a giudizio per molti indagati, compreso il geom. Scirocco, ma non anche per i fratelli Mollica, nei cui riguardi è stata disposta l’archiviazione—, sia all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP di Roma nel procedimento penale n. 55028/09 RGNR, inerente al solo geom. Scirocco (per fatti estranei a reati di mafia) e non anche ai sigg. Pietro ed Antonino Mollica, la cui analoga richiesta è stata respinta dal GIP stesso (per difetto di indizi di colpevolezza) e dal Tribunale del riesame di Roma in data 21 gennaio 2013; 14) – per l’assenza, in tutti i dati usati per argomentarla, ogni continuità di rapporti illeciti o di cointeressenze tra il geom. Scirocco ed i fratelli Mollica, non potendosi affermare, come fa invece tal interdittiva, che da un giudicato di archiviazione, possano discendere condotte rilevanti per un ipotetico concorso esterno; 15) – per la evidente erroneità del riferimento alla vicenda del sig. Salvatore Sidoti con riguardo (cfr. la nota CC di Messina del 12 settembre 2013) alla presenza, in esito a controlli effettuati in un cantiere del Consorzio affidato alla ditta ARES (all’epoca consorziata), di operai e mezzi dell’impresa dello stesso sig. Sidoti e della Sidoti Costruzioni p.s.c.a.r.l., ossia d’un soggetto sì condannato in primo grado, ma poi assolto dalla Corte d'assise d’appello di Messina il 25 gennaio 2011 per non aver commesso il fatto e nei confronti del quale nulla finora emerge a suo carico; 16) – per essersi detto Consorzio sempre attenuto alle prescrizioni del protocollo di legalità Carlo Alberto Dalla Chiesa, in ordine alla presenza, nei suoi cantieri, di soggetti inclini ad attività o criminosi o discutibili; 17) – per l’erroneità del riferimento alla nota della Prefettura di Reggio Calabria del 9 agosto 2013 circa la presenza, nel cantiere consortile in Rosarno, di soggetti noti per indole criminale e pericolosità sociale —a causa della presenza in cantiere della ICOP s.r.l., detentrice di una quota del Consorzio e destinataria di un’interdittiva della stessa Prefettura—, giacché tal Società non ha mai lavorato nel cantiere in questione (invece affidato ad altra consorziata) ed è stata subito esclusa dal Consorzio non appena saputo dell’interdittiva.

L’adito TAR, con sentenza n. 3048 del 20 marzo 2014, ha accolto la pretesa azionata, precisando: a) – quanto alla posizione dei fratelli Mollica ed alla riconducibilità della FRACLA s.r.l. ad essi, che le varie questioni ad essi contestate dall’impugnata interdittiva ripropongono un quadro accusatorio di giudizi poi conclusi o con assoluzioni liberatorie o con archiviazioni; b) – che la sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria n. 115/2011 ha escluso sia l’adesione dei fratelli Mollica al sistema mafioso c.d. “dei pass”, sia ogni congruità nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Siino sugli appalti loro assegnati, sia un qualunque rafforzamento di Cosa Nostra da parte loro, sia un loro reale inserimento nel sistema politico – mafioso degli appalti; c) – l’infondatezza o, in ogni caso, la risalenza nel tempo degli elementi indiziari posti a base dell’interdittiva stessa, peraltro identici a quelli su cui si fondò una precedente informativa a carico della ITACO s.p.a., revocata dalla Prefettura e poi sostituita con una liberatoria; d) – che pure nel procedimento n. 606/93 (c.d. Mare Nostrum) i fratelli Mollica s’appalesano vittime e non complici delle organizzazioni mafiose; e) – la circostanza che lo stesso Gruppo interforze, nel verbale del 17 settembre 2013, riconosce che si son posti a base dell’impugnata interdittiva quegli elementi, irrilevanti, che fino al 2011 diedero luogo di informative liberatorie; f) – la circostanza che, allo stato, nel procedimento penale n. 4208 del 2002 (c.d. Operazione Icaro), mentre il sig. Scirocco è stato rinviato a giudizio con altri, la posizione del sig. Pietro Mollica è stata archiviata, così com’è accaduto nel procedimento n. 55028 del 2009 (anche con riguardo del di lui fratello Antonino) ed in altri procedimenti consimili; g) – l’espulsione dal Consorzio di varie imprese attinte da interdittive o da informative negative, fermo restando che la Italcantieri s.p.a. e la Assetti del Territorio s.p.a., riconducibili al sig. Scirocco, sono fuori dalla compagine consortile fin dal 2005; h) – l’intervenuta assoluzione del sig. Sidoti con formula piena dalla Corte d’assise d’appello di Messina, nonché l’irrilevanza di tutte gli altri dati tenuti presenti dal provvedimento impugnato.

Appellano quindi il Ministero dell’interno e la Prefettura di Roma, con il ricorso in epigrafe, i quali, dopo aver premesso i principi giurisprudenziali sulle informative antimafia (e sui limiti del relativo sindacato di legittimità da parte di questo Giudice), deducono in punto di diritto: A) – il duplice errore di metodo in cui è incorso il TAR, sia nell’aver condotto un’analisi atomistica delle risultanze istruttorie, sia nel pretendere che l’informativa, anche quando sia interdittiva, debba informarsi ad elementi probatori precisi, all’uopo bastando, per la funzione di tutela anticipatoria di tali atti, dati e vicende solo sommari ed indiziari; B) – l’erroneità della sentenza su tutti i profili dedotti nella citata interdittiva. Resiste in giudizio il Consorzio appellato, che conclude per l’infondatezza ed il rigetto dell’appello, in varia guisa evidenziando, in base alla documentazione in atti, come tutte le informazioni usate per sostenere l’interdittiva sarebbero estrapolazioni parziali o parcellizzate, in ogni caso confutate dai successivi sviluppi procedimentali e processuali.

Alla pubblica udienza del 16 ottobre 2014, su conforme richiesta delle parti costituite, il ricorso in epigrafe è assunto in decisione dal Collegio.

DIRITTO

1. – Si controverte in questa sede dell’interdittiva antimafia ex artt. 84, c. 3 e 91 del Dlg 6 settembre 2011 n. 159, disposta dal Prefetto di Roma il 27 settembre 2013 nei confronti del Consorzio stabile AEDARS s.c.a.r.l. (corrente in Roma ed oggi in concordato preventivo) ed annullata dal TAR Lazio con la sentenza in esame.

L’appello non può esser condiviso e va respinto, con integrale conferma di detta sentenza, per le ragioni di metodo e di merito qui di seguito indicate ed alla luce dell’ampia narrativa in fatto.

2. – La Sezione ha indicato da ultimo (cfr., per tutti, Cons. St., III, 1° settembre 2014 n. 4441; id., 15 settembre 2014 n. 4693) le caratteristiche essenziali dell’interdittiva c.d. tipica ex artt. 91 e ss. del Dlg 159/2011, la quale esprime l’anticipazione massima possibile, in uno Stato di diritto qual è la Repubblica, della soglia di difesa sociale.

Insomma, l’interdittiva de qua vuol assicurare una tutela avanzata nel contrasto alle attività della criminalità organizzata e, appunto per questo, essa non deve per forza collegarsi ad accertamenti in sede penale di carattere definitivo e certi sull'esistenza della contiguità di un'impresa con le organizzazioni malavitose. Tanto perché il condizionamento in atto dell'attività di impresa può esser inferito, in base ad una valutazione complessiva di discrezionalità lata sulla loro rilevanza, da elementi sintomatici ed indiziari da cui emerga il pericolo che si possa verificare il tentativo (quindi, non il fatto specifico) dell’ingerenza criminale nell'attività d’impresa. Se, dunque, l’interdittiva stessa è misura preventiva per impedire alla criminalità organizzata d’aver rapporti contrattuali, diretti (grazie ad imprese di mafiosi) o mediati (da imprese condizionate dalle mafie) con la P.A., la valutazione prefettizia dei relativi elementi sintomatici, proprio perché esprime un’ampia discrezionalità, è soggetta al sindacato di legittimità di questo Giudice sotto il profilo della sua logicità in relazione alla rilevanza dei fatti accertati (cfr. così Cons. St., III, 25 giugno 2014 n. 3208).

Ebbene, l’accertamento di questo Giudice sulla rilevanza, o meno, di detti elementi anzitutto attiene alla tenuta logica complessiva di tutti e di ciascuno di essi, onde ben può esser aggredita, in questa sede di legittimità, anche confutandone l’esistenza, la consistenza e la pertinenza dato per dato.

Non è qui in discussione che l’analisi dei dati in sé e della loro rilevanza debba esser condotta considerandoli nella loro globalità (cfr., per tutti, Cons. St., VI, 6 agosto 2013 n. 4119). Infatti, l’eventuale carenza o l’insufficienza d’un dato, se non in sé erroneo, non inficia la valutazione complessiva, ben potendo esser compensato dalla presenza di altri che, nel loro insieme, siano precisi e concordanti nel concludere per la serietà del pericolo d’infiltrazione.

Ma neppure va dimenticato che l’interdittiva, proprio per la sua natura cautelare, è sempre ad tempus e soggetta a revisione e ad aggiornamento, anche in pejus, man mano che la situazione dell’impresa considerata evolve e si affinano le tecniche d’indagine e le notizie che la riguardano. Sicché non è consentito invero al Prefetto, basare il proprio giudizio su elementi che, tutti e ciascuno, non attingano la soglia della ragionevolezza e, soprattutto, siano smentiti in fatto o in diritto da sentenze dell’AGO che intervengano sugli stessi dati considerati. Tanto affinché l’interdittiva non trasmodi da misura cautelare ad arbitrio o, peggio, ad un centone di sospetti e dicerie, tali da farne sminuire la serietà e l’efficacia di essa quale buon strumento di lotta in itinere (e non ex post) alle mafie.

3. – Non può, dunque, il Collegio seguire la tesi delle appellanti, laddove anzitutto affermano che la ricostruzione operata dal TAR, nel descrivere in modo distinto e compiuto ogni elemento raccolto dall’interdittiva de qua, ometta di considerare la delineazione del quadro indiziario complessivo.

Così non è, in quanto il TAR muove da un preciso assunto d’ordine generale, nel predicare ai fini interdittivi la sufficienza di elementi da cui sia ragionevole e con evidenza non inattendibile il collegamento dell’impresa alle organizzazioni criminali o il pericolo della sua permeabilità da parte di queste ultime.

Però siffatta rilevanza vien meno una volta che i vari elementi, su cui si fonda l’interdittiva, siano esclusi o reputati insussistenti dall’AGO o risalenti nel tempo (nel senso che occorre sempre la pertinenza e l’attualità degli indizi, arg. ex Cons. St., III, 13 dicembre 2013 n. 5985; id., 20 marzo 2014 n. 1367). Del pari, l’attendibilità complessiva, o no, del pericolo stesso non si deve fermare (arg. ex Cons. St., VI, 21 luglio 2011 n. 4444), ma non può nemmeno prescindere dalla disamina puntuale dei dati che la P.A. utilizza e combina tra loro per fondare l’interdittiva, al fine di valutarne la coerenza complessiva. Come la P.A. assume e coordina vari dati tra loro differenti ed anche eterogenei, così questo Giudice, come s’evince dalla serena lettura della sentenza appellata, è tenuto a riscontrare se tutti e ciascun dato, nelle loro essenza e congruente concatenazione logica, s’appoggi su indizi fattuali seri e non su ipotesi, per quanto suggestive. In tal caso, il Prefetto non può opporre la propria lata discrezionalità nel voler considerare elementi non più esistenti o smentiti dall’AGO, ché la loro rilevanza in termini di pericolo è, almeno rebus sic stantibus e nei limiti della pronuncia (e, a più forte ragione, del giudicato), esclusa proprio dalle istituzioni che ne accertano l’assenza di danno.

Non è chi non veda l’erroneità d’una vicenda in cui il Prefetto (alla luce delle relazioni delle Forze di polizia) assuma dati, tracci ipotesi, le consideri rilevanti, le mantenga o, addirittura, le ribadisca quando già l’AGO sul medesimo punto abbia espresso una valutazione del tutto differente, se non opposta. Né si può dire che, per quanto il relativo accertamento dell’AGO (ma lo stesso dicasi per gli argomenti a confutazione recati dal Consorzio appellato) tocchi ciascun singolo elemento che il Prefetto ha a suo tempo considerato, non perima con questi ultimi pure la loro rilevanza complessiva, giacché così vengono a mancare quegli indizi solo la cui concordante gravità determina la misura interdittiva. E neppure significative appaiono, per fondare la rilevanza del dato versato nell’interdittiva, quelle archiviazioni disposte solo a causa del mero decorso del termine per concludere le indagini, posto che da quest’ultimo evento non solo non si può inferire un sospetto rilevante, ma addirittura si dovrebbe affermare che, nonostante gli sforzi investigativi profusi nel tempo dato, il fatto iniziale non ha trovato riscontro, restando allo stato di ipotesi.

Pertanto, di fronte ad accuse poi insussistenti, ad illazioni, a dati incompleti ed imprecisi o a meri sospetti, non vi sarebbe alcun limite per la P.A., grazie all’affermata discrezionalità, di combinare e ricombinare infinite volte tal materiale e di provvedere così all’infinito. E ciò senza che nemmeno il giudicato o l’archiviazione sugli stessi fatti abbiano alcuna possibilità di superare qualunque, sia pur attualmente infondata, asserzione della P.A. In fondo, tal conclusione non è che una delle possibili declinazioni del controllo di legittimità di questo Giudice sull’interdittiva che, come prescrive la citata giurisprudenza e pur muovendo dai singoli elementi, ne valuta le complessive logicità e coerenza e l’attitudine a dimostrare il temuto pericolo. In altre parole, una cosa è la congruenza dei vai dati e delle ipotesi formulate (e, se del caso, la loro correzione nel prosieguo dell’attività informativa su una certa impresa), ben altra è l’insistenza della P.A. su un’ipotesi in varia guisa smentita, che va perciò abbandonata, appunto per una miglior efficacia della tutela antimafia.

Assodato, quindi, che il metodo ricostruttivo adoperato dalla sentenza s’appalesa corretto e preciso —tant’è che le stesse appellanti si sforzano di dar sostanza a tutti ed a ciascun elemento considerato nell’interdittiva per dimostrarne l’unitaria coerenza—, è proprio il TAR a sottolineare come la P.A. per prima tenda a parcellizzare gli elementi stessi ed a darne una lettura se non opposta, certo non coerente alle sentenze da essa stessa citate. Tanto, peraltro, senza riuscire a dare adeguata contezza d’un realistico collegamento del Consorzio appellato alla criminalità organizzata e, quindi, in tal modo manifestando i denunciati vizi di carenza e della motivazione e dell’istruttoria.

Non è possibile ritenere fondato un provvedimento, qual è quello per cui è causa, che adoperi dati indizianti una volta che l’AGO ne abbia accertato l’insussistenza. Allo stesso modo, non può esser condiviso il ricorso in epigrafe laddove, al fine di confutare la sentenza impugnata, estrapola alcuni passaggi o frasi isolate d’una sentenza della Corte d’appello che, in sé assolutoria circa la posizione dei fratelli Mollica, si limiti a citare i capi d’accusa o alcune righe della sentenza di primo grado non al fine di decidere, ma solo per descrivere lo svolgimento di quel processo.

4. – Ebbene, non è corretta l’interdittiva del Prefetto di Roma, nella parte in cui assume che: A) – la FRACLA s.r.l., socio di maggioranza assoluta del Consorzio appellato, sia «… riconducibile al gruppo imprenditoriale che fa capo ai fratelli Mollica (Pietro, Domenico e Antonino…»; B) – «… le informazioni attualmente disponibili indicano i fratelli Mollica sospettati da tempo di collusioni con ambienti mafiosi … (risultando) …essere stati coinvolti in diversi procedimenti anche per reati di mafia fin dagli anni novanta…».

Quanto al primo aspetto, non è dato dimostrato in che cosa si sostanzi il gruppo di imprese afferenti ai germani Mollica, constando solo che la FRACLA s.r.l. è stata considerata riconducibile a questi ultimi perché l’attuale assetto societario è composto dalla sig. Tindara Scaffidi (suocera di Pietro Mollica) per il 2% e dal sig. Francesco Davide Mollica, per restante il 98%. Di per sé solo questo dato, quand’anche si voglia ritenere l’esistenza materiale di un tutt’uno tra la FRACLA s.r.l. e le imprese riconducibili in vario modo ai germani Mollica, non manifesta altro che un collegamento familiare tra i vari soggetti ora indicati. Ora, la Sezione (cfr., per tutti, Cons. St., III, n. 3208/2014, cit.) ha chiarito che il mero rapporto di parentela, foss’anche con soggetti risultati appartenenti (in modo conclamato) alla criminalità organizzata, non basta a comprovare collegamenti con la stessa in assenza di altri seri indizi. Nella specie, se già non vi sono seri indizi di appartenenza dei germani Mollica alle mafie, a più forte ragione i rapporti parentela con riguardo alla FRACLA s.r.l. sono in sé indizi di scarsa rilevanza interdittiva. La Prefettura di Milano ha trasmesso alla Prefettura di Roma la nota della DIA – Centro Operativo di Milano del 7 agosto 2013 sulle criticità in capo al Consorzio Aedars, aggiudicatario dei lavori di edilizia residenziale sociale nel Comune di Milano (via Cogne), proprio a causa della situazione della FRACLA s.r.l. e della R.A. Costruzioni s.r.l. (nel frattempo subentrata alla prima nello stesso appalto). Ma anche in questo caso, non vi sono indicazioni dirimenti a carico della FRACLA s.r.l., ma soltanto il riuso circolare di vicende o in sé manifestamente irrilevanti o suggestive, o non approfondite con il livello di dettaglio di cui v’è bisogno anche quando si tratta di materiale indiziario.

È appena da osservare, su tal punto e sulla circostanza dell’elevato numero di imprese consorziate ed in vario modo escluse dalla compagine consortile, che sussiste tra queste ed il Consorzio un nutrito contenzioso al riguardo che, ben lungi dal dimostrare la cointeressenza tra lo ro e, quindi, l’interesse del Consorzio a volerle mantenere, evidenzia invece il patente conflitto di interessi su tal mantenimento.

Sul secondo aspetto, vi sono varie pronunce dell’AGO in varia guisa tutte liberatorie a favore degli stessi germani Mollica, tranne quella per bancarotta, pronunciata sì dal Tribunale di Patti, ma con appello tuttora pendente e per reato in sé non pertinente, mentre irrilevanti appaiono le vicende che portarono allo scioglimento del Consiglio comunale di Piraino (ME) nel 1991, per difetto d’attualità e per esser poi state ritenute non significative dalle predette pronunce.

Inoltre, la sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria n. 115 del 2011, alcuni passaggi della quale sono adoperati, però in modo erroneo, dall’atto impugnato in primo grado per dimostrare il pericolo (stavolta non di infiltrazione, ma) di collusione con le mafie, ha assolto i germani Mollica perché i fatti non sussistono. La sentenza ha escluso: 1) – l’adesione di costoro al sistema politico - mafioso c.d. “dei pass” (ossia, alla spartizione mafiosa degli appalti pubblici); 2) – un qualunque rafforzamento di Cosa Nostra da parte loro, che son risultati, anzi, sottoposti ad estorsione da famiglie mafiose locali.

Per quanto poi concerne i rapporti tra detto Consorzio ed il sig. Salvatore Sidoti, la Corte d’assise di appello di Messina ha assolto quest’ultimo dai reati di tipo mafioso per non aver commesso il fatto, con sentenza ormai passata in giudicato, onde pure questo dato è spurio ed in sé irrilevante. Stando così le cose, scolorano le conclusioni tratte dagli accessi del 22 maggio 2008 e del 22 gennaio 2009 in un cantiere gestito in Rosarno (RC) dal Consorzio appellato, per il sol fatto che l’a.u. della FRACLA s.r.l. (sig. Sandro Miraudo) ne era direttore e responsabile tecnico e che colà era stata rilevata la presenza di operai e mezzi delle imprese Sidoti Salvatore e Sidoti Costruzioni piccola soc. coop. a r.l., con cui il Consorzio aveva stipulato contratti di nolo di macchine e di attrezzature. Invero, sulla FRACLA s.r.l. non vi sono seri dubbi, tenuto conto della posizione dei germani Mollica, mentre per le imprese del sig. Sidoti i fatti a lui addebitabili o erano ben risalenti nel tempo o son divenuti irrilevanti grazie alla predetta assoluzione.

Per quanto quindi concerne l’eventuale condizionamento mafioso per la presenza della ICOP s.r.l. nel cantiere di Rosarno, i relativi lavori non furono assegnati a tal Società ed essa poi è stata espulsa dal Consorzio appellato, una volta informato, a cura dell’ANAS s.p.a., dell’interdittiva che la colpì.

Infine, è vero che i fratelli Mollica ebbero rapporti societari con il geom. Francesco Scirocco, ma non ne constano dopo il 2005 (donde l’assenza d’ogni serio indizio le imprese di questi farebbero parte del Consorzio stesso). Viceversa, i procedimenti penali che l’hanno visto coimputato con i sigg. Pietro ed Antonino Mollica si sono conclusi con l’assoluzione di questi ultimi proprio a causa dell’assenza di cointeressenze mafiose tra loro ed il sig. Scirocco. Non a diversa conclusione deve il Collegio pervenire con riguardo al procedimento penale n. 4208/2002 RGNR (c.d. Operazione Icaro), in esito al quale i germani Mollica hanno ottenuto l’archiviazione della loro posizione, a differenza di quanto è accaduto al sig. Scirocco. Anzi, nell’ambito di quest’ultimo procedimento, si è appurato che le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Santo Lenzo hanno concluso per la soggezione dei sigg. Mollica ad estorsione, mentre quelle del collaboratore Angelo Siino, uomo d’onore di Cosa Nostra (deputato al controllo degli appalti pubblici in Sicilia per conto di Totò Riina), o sono de relato, o sono del tutto generiche e non degne di considerazione neppure quali indizi (pur se l’interdittiva non dà precisa contezza in parte qua), oppure collocano non oltre il 1991 i contatti con gli imprenditori. È appena da far presente che siffatta archiviazione è intervenuta sugli stessi fatti poi esclusi dalla sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria n. 115/2011. Va detto poi che, quand’anche le imprese Italcantieri s.p.a. e Assetti del territorio s.p.a. fossero direttamente riconducibili al geom. Scirocco, esse un tempo presero parte al Consorzio appellato, ma ne vennero fuori fin dal 2005, onde la notizia in sé riguarda vicende ormai prive dei requisiti dell’attualità e della rilevanza ai presenti fini e, in particolare, a quelli della persistente cointeressenza tra i germani Mollica ed il geom. Scirocco.

5. – È materialmente vero che il procedimento penale n. 55028/2009 RGNR presso il Tribunale di Roma non era ancora definito al momento d’emanazione dell’interdittiva, ancorché avesse coinvolto anche i sigg. Pietro ed Antonino Mollica.

A parte che l’oggetto di quella causa non riguardò reati di mafia, ai fini cautelari il GIP e la Sezione del riesame di Roma hanno riscontrato l’assenza (perché smentiti da dati obiettivi) di indizi a carico dei medesimi sigg. Mollica. Sicché il PM ha poi rinunciato alla contestazione del reato associativo verso questi ultimi.

Ed è vero pure che, quando è stata emanata l’interdittiva de qua, non v’era la definizione del procedimento n. 577/2005 RGNR presso il Tribunale di Patti (ME), ma il sequestro preventivo fu annullato dalla Sezione del riesame, con ordinanza confermata in Cassazione, donde la richiesta di archiviazione per i fratelli Mollica (8 ottobre 2009) e, ai presenti fini, la risalenza e l’irrilevanza di tal dato ai fini interdittivi.

Alla luce delle fin qui esposte considerazioni, s’appalesano in sé non conducenti gli argomenti che l’interdittiva vuol evincere dal rapporto della Prefettura di Agrigento del 19 aprile 2013, a seguito dell’accesso al cantiere di Porto Empedocle (AG).

Rettamente il TAR esclude la rilevanza d’un dato da cui emergerebbe «… la contestuale presenza sul cantiere di imprese già destinatarie di provvedimenti interdittivi o informazioni atipiche adottati dalla Prefettura di Agrigento…». Invero, non basta predicare il grave pericolo d’infiltrazione della criminalità organizzata, per mezzo di varie imprese direttamente connesse ad elementi appartenenti alle mafie, occorrendo che tal i indizi siano supportati da elementi non ipotetici o, peggio, destituiti di fondamento, altrimenti appalesandosi essi (e l’atto che, come nella specie, ne ripete il contenuto) se non arbitrari, certo inidonei a rilevare ai fini interdittivi. Non sfugge certo al Collegio che la mera adesione del Consorzio stesso ai c.d. “protocolli di legalità” predisposti e/o applicati dalle stazioni appaltanti (nel caso in esame, il Protocollo di Legalità Carlo Alberto Dalla Chiesa) di per sé solo è inopponibile ad un’informativa che contenga, ai fini interdittivi, una messe di dati ed indizi negativi per l’impresa. Nondimeno, ha ragione il TAR nell’affermare che, allo stato i sub-fornitori coinvolti nel cantiere di Porto Empedocle non erano stati attinti da informative antimafia e, quand’anche in un secondo momento lo fossero stati, l’effetto interdittivo sarebbe valso solo nei loro riguardi e non sarebbe stato legittimamente possibile inferirne alcunché a carico ed in pregiudizio al Consorzio. Tanto, peraltro, non considerando anche l’intervenuta autorizzazione, da parte della stazione appaltante (che essa e non il Consorzio non aveva attivato il controllo previo previsto dal citato Protocollo verso i sub-fornitori), alla stipula dei subappalti, già revocati, seppure sotto la condizione risolutiva di eventuali e successive verifiche antimafia negative.

Pure inconferente s’appalesa il richiamo delle appellanti alle vicende che, coinvolgendo pure detto Consorzio, portarono allo scioglimento del Consiglio comunale di Augusta (SR), in esito al quale fu nominata la Commissione straordinaria.

A parte ogni questione sull’ammissibilità di tale argomento, la relazione del Ministero dell’interno, che accompagnò il DPR di scioglimento, fece presente che, ad anomalie ed irregolarità riscontrate nell’attività di quel Comune, s’aggiunse l’assenza di controlli previ ed in corso d’esecuzione dell’appalto per i lavori assegnati al Consorzio stesso (ristrutturazione del Convento di S. Domenico), il cui legale rappresentante fu coinvolto in procedimenti penali per turbativa d’asta, associazione a delinquere ed altri reati rilevanti. L’atto di scioglimento, emanato nel 2003, nella prospettazione delle appellanti sembra quasi incentrato sull’appalto del Consorzio AEDARS per i lavori de quibus. A ben vedere, però, sul Consorzio stesso non appaiono seri e gravi indizi, né sui reati contestati all’allora legale rappresentante sig. Alessandro Lambiase la Prefettura nulla chiarisce. Inoltre, s’appalesa manifestamente irrilevante, per le ragioni fin qui viste, la circostanza che questi successe nella carica al sig. Calogero Natoli Scialli, sol perché contiguo ai germani Mollica o con essi coinvolto in pregresse vicende giudiziarie. In entrambi i casi, si tratta di dati o suggestivi ma di poca concretezza, o non pertinenti con l’oggetto dell’interdittiva, donde la loro inattitudine a corroborare il quadro sfavorevole da questa delineato a carico del Consorzio.

6. – In definitiva, l’appello va respinto, ma giusti motivi suggeriscono la compensazione integrale, tra le parti, delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sez. III), definitivamente pronunciando sull'appello (ricorso n. 5374 in epigrafe proposto), respinge l'appello.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio del 16 ottobre 2014, con l'intervento dei sigg. Magistrati:

Giuseppe Romeo, Presidente

Carlo Deodato, Consigliere

Roberto Capuzzi, Consigliere

Dante D'Alessio, Consigliere

Silvestro Maria Russo, Consigliere, Estensore



L'ESTENSORE IL PRESIDENTE






DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 21/01/2015

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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INCENDIO AVIMECC: PRIMI PROVVEDIMENTI PER L’EMERGENZA IN ATTESA DELLE ISTITUZIONI

RIUNIONE OPERATIVA DEI VERTICI AVIMECC DOPO L’INCENDIO CHE HA DEVASTATO LO STABILIMENTO DELLA ZONA INDUSTRIALE ASI. PRIMI PROVVEDIMENTI PER FAR FRONTE ALL’EMERGENZA IN ATTESA DI UN CONFRONTO CON LE ISTITUZIONI
MODICA (RG), 27/08/2016 - L’incendio che ieri ha distrutto quasi completamente il centro di produzione dell’azienda Avimecc spa, nella zona industriale Modica-Pozzallo, ha posto inevitabili incognite rispetto al futuro dell’azienda stessa. Per fortuna nessun dipendente è rimasto ferito. Ad essere coinvolto è stato solo lo stabilimento di produzione; nessuna delle strutture di allevamento o di produzione di mangimi sono state coinvolte in quanto allocate altrove. Oggi pomeriggio in una riunione dei vertici, in attesa della quantificazione dei danni, si sono analizzate alcune ipotesi operative d’emergenza per proseguire con le produzioni allo scopo di macellare gli animali attualmente presenti negli allevamenti.

Tutte le operazioni verranno effettuate utilizzando direttamente alcune strutture del territorio che permettono di rispettare gli stessi alti standard qualitativi finora garantiti da Avimecc. Questa scelta operativa, seppure in grado di gestire nell’immediato la grave situazione di emergenza, non è risolutiva della problematica mantenendo il destino dell’azienda assolutamente incerto. Da parte dei vertici aziendali c’è la volontà di ripartire per continuare ad essere leader sul mercato. Tuttavia è un percorso che potrà essere intrapreso solo con il supporto di tutti, a partire dalle istituzioni, ed in assenza del quale non si è in grado di offrire garanzia alcuna sul futuro produttivo e occupazionale dell’azienda.
L’Avimecc ringrazia tutti coloro, tantissimi, che fin da subito ci hanno manifestato affetto e solidarietà offrendo spazi e mezzi per gestire la prima emergenza. L’azienda ringrazia anche quanti sui social hanno espresso vicinanza all’azienda attivando l’hashtag #SupportAvimecc.

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TERREMOTO: C'E' IL RISCHIO CHE IL CIBO VADA SPRECATO, 250 I MORTI

Terremoto Centro Italia: aggiornamento del numero di vittime e feriti. Il tragico bilancio delle vittime del terremoto del centro Italia, comunicato dalle Prefetture di Rieti e Ascoli Piceno, è salito al momento a 250 i morti: 193 ad Amatrice, 11 ad Accumuli e 46 ad Arquata del Tronto. Il numero di feriti ospedalizzati è di 365. Il Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio: «Chiedo di non inviare cibo né indumenti, non abbiamo carenze, il modo migliore di aiutare è l’sms solidale al 45500». A chiederlo è direttamente il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio. La richiesta è stata diffusa nelle ultime ore

25/08/2016 - La richiesta è del Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio. «Chiedo di non inviare cibo né indumenti, non abbiamo carenze, il modo migliore di aiutare è l’sms solidale al 45500».  La richiesta del capo della Protezione civile Fabrizio Curcio è stata diffusa nelle ultime ore. Pure il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi ha fatto sapere: «Di generi alimentari ne stanno arrivando tantissimi, c’è il rischio che il cibo vada sprecato e questo non deve accadere. In questo momento, oltre alla solidarietà umana, e ce n’è tanta, di contributi economici. Qui non c’è più niente. Bisogna pensare alla ricostruzione, ad Amatrice servono soldi, non c’è più un’attività commerciale, non c’è’ più niente. Servono soldi».


Prosegue l’impegno del Servizio Nazionale della Protezione Civile mobilitato dalle prime ore di ieri, mercoledì 24 agosto, a seguito del terremoto che ha colpito alle 03,36 il centro Italia e delle numerose scosse, anche forti, che si sono succedute.
Nel corso della notte sono state oltre 1200 le persone assistite nei campi e nelle strutture allestite tra Lazio, Marche e Umbria. Di queste, circa 600 persone sono state ospitate nei comuni di Accumoli, Amatrice, Montegallo e Arquata, a fronte di una disponibilità complessiva di circa 3400 posti allestiti, a cui si aggiungono altri moduli pronti per l’impiego secondo necessità.

Sono oltre 6000 gli uomini e le donne del servizio nazionale della Protezione civile dispiegati sul territorio colpito.
Di questi, oltre 1000 appartengono al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, 1100 alle forze di polizia, 500 alle forze armate, 644 alle organizzazioni nazionali di volontariato, circa 1500 alle regioni direttamente interessate dal sisma e alle colonne mobili di quelle attivate da fuori regione (Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Molise, Emilia Romagna, Toscana), oltre 400 alla Croce Rossa Italiana. Circa 1000 unità di personale, infine, appartenenti ai centri di competenza tecnica scientifica e alle aziende erogatrici di servizi essenziali, impegnati sul territorio. A questi si aggiunge tutto il personale delle amministrazioni territoriali delle aree colpite dal sisma.

Il Comitato Operativo della Protezione Civile resta riunito in seduta permanente a Roma, mentre proseguono le operazioni di ricerca e soccorso e le attività di assistenza alla popolazione. Il bilancio provvisorio delle vittime, rivisto alla luce dei nuovi dati forniti dalle due Prefetture, è attualmente di 241 (195 nel reatino e 46 nell’ascolano). Il numero dei feriti ospedalizzati è pari a 270.

La Protezione civile ricorda che sono attivi i seguenti numeri verdi informativi: contact center della Protezione civile nazionale: 800840840; sala operativa della protezione civile Lazio: 803 555; numero verde della Protezione Civile delle Marche 840001111.
Per la raccolta di offerte di beni e servizi in favore delle popolazioni colpite, la Regione Lazio e la Regione Marche hanno attivato due caselle di posta dedicate: per il Lazio le offerte possono essere inviate a sismarieti@regione.lazio.it. Per le Marche il riferimento è prot.civ@regione.marche.it.

È infine attivo il numero solidale 45500, tramite cui è possibile donare due euro a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto inviando un sms o chiamando da rete fissa.

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TERREMOTI, GEOLOGI: “ IN SICILIA IL 92% DELLE SCUOLE È AD ELEVATO RISCHIO SISMICO”

27/08/2016 - “Siamo contenti che il Capo della Protezione Civile della Sicilia , Calogero Foti abbia preso l’impegno pubblicamente di spendere circa 17 milioni di euro per completare gli studi di microzonazione sismica nei territori della Sicilia orientale e della valle del Belice interessati da notevoli fenomeni sismici negli anni passati . La risposta sismica varia infatti a seconda dei terreni affioranti . Con gli studi di microzonazione sismica sarà possibile individuare quelle zone che necessitano di maggiori interventi di messa in sicurezza degli edifici strategici , degli edifici pubblici e del patrimonio privato . Ricordiamo che la Sicilia detiene il primato per il maggiore numero di edifici scolastici, il 92 per cento, ubicati in aree potenzialmente ad elevato rischio sismico” . Lo hanno dichiarato Antonio Alba, Consigliere Nazionale dei Geologi e Carlo Cassaniti , Consigliere della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi .

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TERREMOTI E PREVENZIONE: È DI ACCORINTI LA COLPA DEL TERREMOTO DEL 1908...

GENOVESE SCRIVE AD ACCORINTI: «SI AVVII SUL NOSTRO TERRITORIO UN PIANO DI PREVENZIONE SISMICA E SI ATTIVI UNO SCREENING DI TUTTI GLI EDIFICI PUBBLICI. SI INCENTIVINO I PRIVATI ALLE VERIFICHE DI STABILITÀ SISMICA.

Messina, 26 giugno 2016 - Il segretario generale della Cisl Messina Tonino Genovese ha scritto al sindaco metropolitano, Renato Accorinti, appellandosi alla «lodevole disponibilità e solidarietà nei confronti dei territori interessati dal sisma» del primo cittadino e, in ragione delle dichiarazioni del Premier Renzi sul progetto Casa Italia che individua nella prevenzione il percorso futuro da tracciare per la messa in sicurezza del nostro paese, ha chiesto formalmente ad Accorinti di «attivarsi con ogni sua possibilità affinché, anche nel nostro territorio, vengano attuati tali iniziative».
Genovese, che come Cisl di Messina esprime vicinanza e sostegno alle popolazioni colpite, ha rimarcato come sia «il momento di dedicarsi seriamente alla salvaguardia e alla tutela piuttosto che intervenire sempre a disastri avvenuti. Il 70% degli edifici in Italia non sono, costruiti con regole antisismiche ed ancora il 50% delle scuole non è antisismica - ha sottolineato il segretario generale della Cisl messinese - La mancanza di politiche di prevenzione nel nostro Paese emerge anche dal dato che l’Italia è stato il maggior beneficiario del Fondo Europeo di solidarietà circa 1,32 miliardi di euro».
La rabbia, ha evidenziato Genovese riprendendo un articolo della scrittrice Dacia Maraini pubblicato ieri «supera il dolore al pensiero che quel che è successo nelle zone terremotate poteva in qualche modo essere evitato».

Genovese chiede quindi al sindaco metropolitano Accorinti di «mettere insieme, anche nel nostro territorio, tutti i soggetti che hanno competenza, ruolo ed interessi per avviare un piano di prevenzione sismica attivando, nella sua funzione di Sindaco metropolitano, uno screening di tutti gli edifici pubblici ed incentivando i privati al fine di approntare un programma di verifiche di stabilità sismica, con la creazione di un vero e proprio fascicolo dell’edificio che ne individui esattamente le caratteristiche, per avere un quadro chiaro e reale delle condizioni del patrimonio edilizio».
Per il segretario cislino è necessario intraprendere tutte le misure che esistono e sono a disposizione, come ad esempio finanziamenti o agevolazioni fiscali comunali, per mettere in sicurezza un territorio che oltre al rischio sismico presenta un dissesto idrogeologico notevole e di cui forse ancora, appunto, non abbiamo mappatura completa e precisa. Perché la prima forma di prevenzione è la conoscenza.

Genovese ripropone un grande patto che preveda, in un quadro di responsabilità sociale condivisa, la riduzione al minimo di tutti i costi necessari «perché anche qui prevenire costa meno che intervenire dopo che il danno si è compiuto. Un grande programma strategico - spiega - a tutela e salvaguardia del territorio e cura delle nostre zone sia cittadine che periferiche perché tanti, troppi siti abbiamo in grande criticità. Si investa in sicurezza per i cittadini e si avviino i lavori di verifica e messa in sicurezza che significano anche opportunità di lavoro e sviluppo».

Infine, da Tonino Genovese parte l'invito al sindaco metropolitano di Messina «a farsi parte diligente nell’attivare un percorso virtuoso per il bene di tutti gli abitanti e delle nostre terre. Perché rendere più sicuri gli edifici è l’unica strada possibile e perché un edificio “sbagliato” crea danni incalcolabili».

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TASSE: UN ‘CONTROLLINO’ SALUTARE, SENZA GIUSTIZIALISMI

26 agosto 2016 – Vediamo cosa ne penserebbero coloro che, malgrado siano dei privilegiati, osano lamentarsi della loro condizione, ignorando chi vive nella disperazione, se proponessimo un ‘controllino fiscale’ generalizzato; a tutti coloro che hanno avuto a che fare con la Cosa Pubblica negli ultimi i 25/30 anni. Mettendo in atto tutte le garanzie di legge, ovvero il contraddittorio con l'Agenzia delle Entrate. Dando loro la possibilità di "legalizzare" tutto ciò che trova giustificazione reddituale.
Il resto, l'ingiustificabile viene restituito allo Stato, nello stato in cui si trova.
Senza creare giustizialismi, come sovente capita con i cambi di regime o come si fa per i criminali.
Questo metodo, il controllo fiscale, per quanto possa sembrare complesso risulta essere molto semplice. Infatti, l'Agenzia delle Entrate semplicemente digitando il codice fiscale del contribuente, è in grado di ricostruirne la storia in tempo reale, di ogni cittadino.

Esaminare i soggefaremrischio che hanno avuto rapporti di lavoro dipendente o professionale con la P.A.: Politici, incaricati in Enti di qualunque genere, Ordini professionali, Collegi, Sindacati.
Superpensionati a carico dell'Inps senza aver versato contributi, Sanità pubblica e privata, Amministrazione della Giustizia in tutti i suoi rami.

Con una operazione di questo tipo recupereremmo almeno 4 (quattro) volte il debito pubblico, faremmo ripartire il Paese ma sopratutto lo moralizzeremmo. Tale operazione, alla fin fine conviene anche a loro, infatti, finalmente in tanti cominciano a capire che vivere in un Paese civile con la certezza del diritto alla proprietà e alla ricchezza conviene. Sì, ricchezza, ma solo quella accumulata lecitamente. Al contrario, vivere in un Paese che affonda ogni giorno di più, non è "salutare".

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Attenzione: per fare il ‘controllino fiscale’ moralizzatore non occorre nessuna nuove legge, basta mettere in atto quelle esistenti.
Fatevi avanti forze sane del Paese, pronunciatevi.

Francesco Caizzone




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TERREMOTO 24 AGOSTO: SOSPESO IL RECUPERO DEBITI DA PRESTAZIONI INPS

Sospensione del recupero dei debiti da prestazioni gestite dall’Inps
Roma, 26 agosto 2016 - L’Istituto, ha provveduto a differire l’avvio della procedura di recupero conseguente alla revoca della prestazione per omessa dichiarazione del reddito relativo agli anni 2012/2013 ed a sospendere l’avvio delle notifiche di debito.
Saranno, altresì, sospese le trattenute sulle prestazioni per recupero debiti a partire dai pagamenti del mese di ottobre in quanto i mandati di pagamento per il prossimo mese di settembre sono già stati inviati e non sono più modificabili.

Sospensione delle visite di revisione per i minorati civili e le persone con handicap in possesso di verbali con rivedibilità

L’Istituto ha sospeso gli accertamenti sanitari di revisione ai sensi della Legge 114/2014 (invalidità civile, cecità civile, sordità, handicap e disabilità) nei confronti dei cittadini residenti nei territori interessati, e saranno giustificate le assenze che dovessero verificarsi per le visite di revisione già calendarizzate.

Sospensione dell’invio degli avvisi di addebito per la riscossione coattiva dei contributi previdenziali

L’Istituto ha, al momento, sospeso l’invio, nei territori interessati, degli avvisi di addebito per la riscossione coattiva dei contributi previdenziali (AVA) nei confronti di tutti i soggetti contribuenti residenti.
L’Istituto, infine, ha già condiviso con la Protezione Civile l’utilizzo di un immobile Inps come supporto all’attività di soccorso o come alloggio per gli sfollati.

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TERREMOTO: PAGANO: “TENDOPOLI MENTRE MIGRANTI IN HOTEL? RENZI SPIEGHI”

26/08/2016 - "C'è anche una vignetta di Alfio Krancic che sta facendo molto discutere sulla rete e sui social. Il disegnatore si immagina cosa accadrà nel post terremoto, ovvero che i terremotati andranno nella tendopoli e i profughi negli hotel. La realtà rischia di non discostarsi molto dall'immaginazione. Certamente non esiste al mondo che nostri concittadini, i quali hanno vissuto il dramma del sisma, senza più una casa, un lavoro, che hanno sempre pagato le tasse, vivano per mesi con le proprie famiglie all'addiaccio, tra tendopoli e container, mentre allo stesso tempo decine di migliaia tra pseudo profughi e richiedenti asilo senza alcun diritto, perché nel 90% dei casi è così, fanno vita da parassiti in hotel, per anni e a spese degli italiani. In questo modo si esasperano le tensioni sociali e si rischia davvero la rivolta civile". E' quanto dichiara il deputato Alessandro Pagano, componente commissione Giustizia della Camera. "E non ci vengano a dire che è da populista o razzista dire queste cose. Il razzismo sarebbe al contrario verso gli italiani. Il pallino adesso e' nelle mani del Governo e di Renzi. Dovranno decidere loro come spiegarlo agli italiani – conclude Pagano- e se vogliono uno Stato leale e corretto verso i propri cittadini o l'imbarbarimento della vita civile

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TERREMOTI: IL 40% DELLE ABITAZIONI ITALIANE (10,6 MILIONI) SONO SOGGETTE A RISCHIO SISMICO

Nota stampa di Antonio Coviello, ricercatore Iriss-Cnr e docente di marketing assicurativo delll'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli relativa alla proposta di un sistema riassicurativo per ripartire i costi relativi a calamità naturali quali i terremoti.


26 agosto 2016 – In Italia i danni causati da catastrofi naturali sono stati risarciti tramite interventi ex post, generalmente ricorrendo a finanziamenti ad hoc. Per tali eventi, dal 1997 al 2003, sono stati stanziati 32 miliardi (fabbisogno finanziario stimato), di cui il 30% per le abitazioni civili. L’importo realmente assegnato, in realtà, è quantificabile in 13,5 miliardi, di cui il 35% per abitazioni civili (Dati Ania-Dipartimento protezione civile). Secondo i dati della Banca d’Italia del 2013, quasi il 40% delle abitazioni italiane (10,6 milioni) sono soggette a rischio sismico, ossia appartengono alla fascia 1 o alla fascia 2, mentre oltre il 55% dei comuni ha un rischio elevato o molto elevato di alluvioni.


Per affrontare queste problematiche, e anche per ovviare al malcontento derivante
dall’inefficiente utilizzo delle risorse destinate al
riguardo (basti pensare alla ricostruzione delle abitazioni distrutte nel
terremoto campano del 1980), si è pensato da tempo di ricorrere ad un sistema
assicurativo pubblico-privato, cosa che avviene anche all’estero: per esempio
in Francia esiste una cassa centrale di riassicurazione, cioè un sistema che
permette alle assicurazioni di garantirsi a loro volta con lo Stato, che funge
per l’appunto da riassicuratore di ultima istanza, onde evitare che le
compagnie possano trovarsi sprovviste dei mezzi necessari per ottemperare ai
risarcimenti previsti. Situazione simile è possibile trovare anche in Belgio,
Spagna, Regno Unito e Germania.


La stima dei costi complessivi del dissesto idrogeologico e
dei terremoti, in Italia, è variabile ma può essere stimata, dal 1944 al 2013,
in circa 254,3 miliardi di euro, cioè circa 3,7 miliardi di euro l’anno. Il 75%
di questa cifra, ossia 190 miliardi di euro (2,8 l’anno), è relativo ai soli terremoti.
Una cifra enorme è relativa al periodo dal 2010 al 2012, annate caratterizzate
dai danni conseguenti il terremoto dell’Aquila e da quelli del terremoto in
Emilia oltre che da varie alluvioni, durante cui dissesto idrogeologico e sismi
sono costati al nostro paese oltre 21 miliardi di euro (7,3 l’anno).
Analizzando esclusivamente i terremoti, inoltre, si può notare una stima di 176 miliardi di euro per i danni dal 1944 al
2009 e di ben 14 miliardi dal 2010 al 2012, cifra che tiene conto della ricostruzione
delle infrastrutture e del soccorso (Fonte: Elaborazioni Cresne).


Se analizziamo le aree geografiche, notiamo che il rischio
sismico per le abitazioni è particolarmente elevato nel Sud, dove sfiora il
68%, mentre il centro Italia si attesta al 40,3% di abitazioni a rischio. Al
Nord-Est i dati si attestano sul 22,2%, mentre scendono al solo punto
percentuale se preso in considerazione il Nord-Ovest (Elaborazioni Cresne su
Dati Istat e Protezione Civile).


Delle abitazioni a rischio, ad oggi, solo l’1,65% risulta
assicurato, per una stima del valore di 85 miliardi di euro, secondo i dati
delle compagnie assicuratrici.


Attivare una partnership pubblica e privata che preveda una
franchigia minima a carico dell’assicurato (a seconda del rischio della zona),
una copertura assicurativa a carico del proprietario e
un sistema di riassicurazione pubblico anche a livello internazionale
permetterebbe, in caso di calamità particolarmente catastrofiche, di moderare
l’intervento dello Stato, secondo il sistema in uso in molti paesi europei. Si
potrebbero prevedere in parallelo da una parte il sistema di protezione e
prevenzione classico, dall’altra un sistema di risarcimenti certi in tempi
rapidi, attuabili necessariamente in abbinamento al sistema riassicurativo che
aiuterebbe anche a chiarire gli effettivi costi, i risarcimenti dovuti e le
relative tempistiche. L’assicurazione fungerebbe inoltre da utile incentivo
verso la prevenzione e l’innovazione tecnologica per la messa in sicurezza
delle abitazioni, alle quali va naturalmente abbinata.


L’Ania ha calcolato che, in media, con 100/150 euro l’anno
ogni appartamento potrebbe assicurarsi da eventualità calamitose. Oggi il
cittadino-contribuente italiano non è abbastanza consapevole che anche senza
sostenere direttamente il costo di una polizza in realtà spende soldi per
gestire gli effetti delle calamità, senza però alcuna certezza sul quanto né
sul quando del risarcimento dovuto.

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INPS PER SISMA 24 AGOSTO: LA RISCOSSIONE DELLA PENSIONE PRESSO QUALSIASI UFFICIO POSTALE

Roma, 26 agosto 2016 - Nelle regioni interessate dal sisma del 24 agosto 2016, tutte le Strutture territoriali dell’Inps sono attive e garantiscono i servizi.
Inoltre, al fine di assicurare le informazioni necessarie agli utenti, nonché la continuità dei pagamenti delle pensioni e delle prestazioni a sostegno del reddito, sono previsti per i beneficiari residenti nelle zone interessate servizi alternativi di emergenza.
Non appena sarà possibile l’accesso ai territori colpiti, saranno allestiti Uffici mobili, per agevolare gli assicurati e i pensionati che avessero necessità di ricevere informazioni e presentare domande di prestazioni.
Di tale attivazione sarà data ampia informazione.

Pagamento delle prestazioni

L’Inps, in collaborazione con Poste Italiane, ha attivato il “pagamento in circolarità” di prestazioni pensionistiche e non pensionistiche temporanee ed occasionali – limitatamente a quelle riscosse in contanti agli sportelli – modalità che consente la riscossione della pensione e delle altre prestazioni presso qualsiasi ufficio postale del territorio nazionale.
Tale modalità è consentita per tutti i pagamenti localizzati presso uffici postali ubicati nei comuni colpiti dal terremoto.
I beneficiari sono esonerati dall’obbligo della presentazione del certificato di pensione e della lettera di avviso.
Al momento del pagamento, il pensionato – o la persona delegata alla riscossione – dovrà esibire un documento d’identità valido o un documento sostitutivo rilasciato dagli uffici anagrafici attivati nei comuni colpiti.
Tale modalità sarà operante fino al ripristino della funzionalità degli uffici postali dichiarati inagibili.





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SALVINI A CATANIA E A PALAGONIA PER I CONIUGI SOLANO

25/08/2016 - Il leader della Lega, on. Matteo Salvini, sarà a Catania martedì 30 agosto. Accompagnato dal deputato catanese, nonché segretario nazionale di ‘Noi con Salvini’, Angelo Attaguile, nel pomeriggio, alle ore 15,30, inaugurerà la sezione del movimento ad Adrano in via Casale dei Greci n. 38.
A seguire, Matteo Salvini si recherà a Palagonia per prendere parte alla funzione religiosa in suffragio dei coniugi Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez, barbaramente uccisi un anno addietro, nella loro villetta, da un 18enne ivoriano ospite del Cara di Mineo. Prima della messa, Salvini e Attaguile si recheranno a casa delle figlie dei coniugi Solano per una breve visita.

Matteo Salvini e Angelo Attaguile, martedì 30 agosto terranno una conferenza stampa nei locali della segreteria regionale di ‘Noi con Salvini’, sita a Catania. Il leader della Lega e di ‘Noi con Salvini’ farà il punto sui principali temi della politica nazionale, ma anche sulle vicende di natura politica e sui fatti di cronaca che hanno interessato la Sicilia.

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PRECARIATO: ASSUNZIONI - 302.000 UNITÀ RISPETTO AL 2015 (- 10,5%)

Pubblicati i dati di giugno 2016. La consistenza dei rapporti di lavoro
Roma, 25 agosto 2016 - Nel primo semestre del 2016, nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a + 516.000, inferiore a quello del corrispondente periodo del 2015 (+ 628.000) e superiore a quello registrato nei primi sei mesi del 2014 (+ 423.000).
Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) a giugno 2016 risulta positivo (+ 505.000). Per i contratti a tempo indeterminato, il saldo annualizzato a giugno 2016 è pari a + 582.000.

LA DINAMICA DEI FLUSSI

Complessivamente le assunzioni, sempre riferite ai soli datori di lavoro privati, nel periodo gennaio-giugno 2016 sono risultate 2.572.000, con una riduzione di 302.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (- 10,5%).
Questo rallentamento ha coinvolto esclusivamente i contratti a tempo indeterminato: – 326.000, pari a – 33,4% sul primo semestre del 2015. Il calo è da ricondurre al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui dette assunzioni potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un perio
do di tre anni. Analoghe considerazioni possono essere sviluppate in relazione alla contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (- 37,0%).
Per i contratti a tempo determinato, nei primi sei mesi del 2016, si registrano 1.808.000 assunzioni, in linea con il 2015 (+ 0,6%) e in crescita rispetto al 2014 (+ 2,7%).
Le assunzioni con contratto di apprendistato sono state 113.000 e hanno fatto registrare un incremento sul 2015 (+ 14,4%).
In relazione all’analogo periodo del 2015, le cessazioni nel complesso risultano diminuite dell’8,5%. Questo effetto si rileva in misura maggiore in relazione ai contratti a tempo indeterminato.

Con la legge di stabilità 2016 è stata introdotta una nuova forma di incentivo rivolta alle assunzioni a tempo indeterminato e alle trasformazioni di rapporti a termine di lavoratori che, nei sei mesi precedenti, non hanno avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato. La misura dell’agevolazione prevede l’abbattimento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi i premi INAIL) in misura pari al 40% (entro il limite annuo di 3.250 euro) per un biennio dalla data di assunzione.
Nel primo semestre del 2016 le assunzioni con esonero contributivo biennale sono state pari a 197.000, le trasformazioni di rapporti a termine che beneficiano del medesimo incentivo ammontano a 55.000, per un totale di 252.000 rapporti di lavoro agevolati. I rapporti di lavoro agevolati rappresentano il 31,5% del totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato. Nel 2015, l’incidenza delle assunzioni e trasformazioni agevolate (con abbattimento totale dei contributi a carico del datore di lavoro per un triennio), sul totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato, era stata pari al 60,8%.

LE RETRIBUZIONI INIZIALI DEI NUOVI RAPPORTI DI LAVORO

Quanto alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute nel primo semestre del 2016 una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro rispetto a quanto osservato per il corrispondente periodo 2015.
Si tratta di una tendenza registrata anche in relazione all’aggiornamento dell’Osservatorio dei mesi precedenti.

I VOUCHER

Nel periodo gennaio-giugno 2016 sono stati venduti 69,9 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto al primo semestre 2015, pari al + 40,1%. Nel primo semestre 2015, la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 74,7%.

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CALATABIANO, L'ACQUA È TORNATA A SCORRERE NELLA CONDOTTA DEL FIUMEFREDDO

Oggi, 25 agosto 2016, alle ore 11.30, conferenza stampa del presidente Leonardo Termini nella sede di AMAM S.p.A.

Messina, 25/08/2016 - Completati i lavori a Calatabiano. L'acqua è tornata a scorrere nella condotta del Fiumefreddo alle 20.40 di oggi 24 agosto 2016. Oggi, 25 agosto 2016, alle ore 11.30, conferenza stampa del presidente Leonardo Termini nella sede di AMAM S.p.A.
Completati in modo tempestivo e accurato, a Portella S. Giorgio di Calatabiano (CT), i lavori di sostituzione del tratto, di circa 60 metri, della condotta di adduzione che collega la Città di Messina all'Acquedotto del Fiumefreddo. Vertici di AMAM, tecnici e maestranze hanno operato senza sosta da questa mattina e, già alle 20.40 di questa sera, l'acqua è tornata a scorrere verso i serbatoi cittadini, da cui sarà poi immessa nella rete idrica, via via con regolarità.

Tutti i particolari dell'intervento ma anche le fragilità e i rischi legati all'aprovvigionamento idrico della città di Messina saranno il tema dell'incontro con la Stampa che il Presidente di AMAM SpA, Leonardo Termini, ha previsto per le ore 11.30 di domani, giovedì 25 agosto 2016, presso la sede di AMAM S.p.A. , al quale tutti i Sigg.ri giornalisti sono invitati a presenziare.

Sono andati secondo programmi, i lavori dell'AMAM a Calatabiano, per la sostituzione della condotta in località Portella San Giorgio. È stato asportato il vecchio tubo e posizionato quello nuovo in sito. E' stata rispettata così la previsione delle 24-36 ore di erogazione idrica ridotta nella città di Messina e nei villaggi.

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“GIOIOSA MAREA: LE SUE CANZONI E I SUOI PERSONAGGI”, È IN LIBRERIA IL VOLUME DI MIMMO MÒLLICA

E’ in libreria “Gioiosa Marea: le sue canzoni e i suoi personaggi. Il carnevale e la strada, il sentimento e la memoria” di Mimmo Mòllica. Pubblicato da Armenio Editore, il volume contiene i testi delle più belle canzoni gioiosane: 'A matina appena 'gghiorna, canto della Racchia a Gioiosa Marea, ‘A vecchia ‘nzipita, Minicu, Il cielo e' una coperta ricamata, La canzone di Nunzio Sciumecchi, Vena e Elena ‘I Ridduciuti, A la giuiusana, Bedda risviggiti (chi ‘u sonnu è viziu) e molte altre. Il libro di 195 pagine è acquistabile in libreria e nelle edicole

Gioiosa Marea (Me), 24/08/2016 – E’ già in libreria “Gioiosa Marea: le sue canzoni e i suoi personaggi”, sottotitolo “Il carnevale e la strada, il sentimento e la memoria” di Mimmo Mòllica. Pubblicato da Armenio Editore, il volume contiene i testi delle più belle canzoni gioiosane: 'A matina appena 'gghiorna, canto della Racchia a Gioiosa Marea, ‘A vecchia ‘nzipita, Minicu, Il cielo e' una coperta ricamata, La canzone di Nunzio Sciumecchi, Vena e Elena ‘I Ridduciuti, A la giuiusana, Bedda risviggiti (chi ‘u sonnu è viziu) e molte altre. Il libro di 195 pagine è già in libreria e nelle edicole ed è acquistabile al prezzo di 15 euro.

Gioiosa Marea e le canzoni popolari della tradizione gioiosana, in parte scritte dai componenti il gruppo della Sgheen’s Wine & T., descritto e raccontato in questo libro. Vengono pubblicati, inoltre, i testi delle canzoni popolari siciliane più conosciute e cantate, con particolare riferimento a quel repertorio fatto proprio dai gruppi folkloristici locali e dai siciliani. 
Il volume “Gioiosa Marea: le sue canzoni e i suoi personaggi” fa seguito a ‘Le più belle canzoni siciliane’ (Armenio Editore), citato dalla scrittrice Dacia Maraini nel suo romanzo “La grande Festa” (Rizzoli, 2011), e al più recente a ‘Le più belle canzoni siciliane d’autore’di Mimmo Mòllica, considerati ormai un ‘classico’ del genere. 

Tra i personaggi citati nel libro “Gioiosa Marea: le sue canzoni e i suoi personaggi”: Nunzio Sciumecchi, Vena ed Elena ‘I Ridduciuti, il Comandante Zampino, il Murgo, Petro ‘Aranda, Nino Cottone, indimenticabile esecutore del Il Cielo è una coperta ricamata, e molti altri. Un richiamo al Carnevale gioiosano, alla Racchia, alla Murga, al Murgo e a Giovanni Molica Colella, artista di Gioiosa Marea, autore dello storico bozzetto del Murgo.
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Dalla sinossi:

Questo volume raccoglie e contiene i testi delle canzo-ni gioiosane riconducibili al repertorio popolare che Gioiosa Marea, con la sua gente e i suoi personaggi, ha tramandato. Una parte delle canzoni sono popolari (cioè di tutti); un’altra parte sono state scritte da me o dai componenti del gruppo della Sgheen’s Wine & T., che viene descritto e raccontato in questo libro. Ven-gono qua pubblicati, inoltre, i testi delle canzoni popolari siciliane più conosciute e cantate, con particolare riferimento a quel repertorio fatto proprio dagli elementi della Sgheen’s Wine & T., dai gruppi folkloristici locali, dai gioiosani e dai siciliani.

Ma è ad alcuni personaggi gioiosani che ho voluto dedicare pagine e memoria, fra concittadini celebri, insi-gni e leggendari. Tra questi ritroverete i nomi della maestra Pippi Coletta, moglie del maestro Carmelo Coletta e madre del dottor Elio; del professor Antonino ‘Nino’ Ceraolo e del fratello di Giampaolo Ceraolo, il ‘pilotino’; di Nicola Benvenuto, maestro della banda comunale di Gioiosa Marea; di Maria Travia, moglie del grande compositore Ennio Morricone; di Nanda Cicero, prima donna capostazione; di Carmelo Fertitta, celebrato pittore.

Ma troverete pure i nomi e le vicende che legano a Gioiosa Marea personaggi dell’arte, dello spettacolo o del giornalismo, come Enzo Aprea, ospite fisso del Maurizio Costanzo Show; Gilda Buttà, la famosa pianista scelta da Morricone per le sue colonne sonore; Pino Presti, direttore d’orchestra e arrangiatore di Mina; Tommasino Accardo, la mitica ‘spalla’ di Fiorello; Luciano Rispoli, conduttore televisivo e radiofonico.

Saranno – però – i personaggi leggendari ad emergere da questo volume, gli esponenti della vicenda popolare gioiosana, animatori della vita quotidiana, protagonisti di quelle storie minime che costituiscono l’anima vera di una comunità e conferiscono alla memoria, valenza universale, perché democratica.

Se Edgard Lee Masters, in Antologia di Spoon River, cantò le rare vittorie e le molte sconfitte del medico e del giudice, dell’ottico e del chimico, del sano e del malato, con altrettanta poesia consegnò alla memoria universale le tribolazioni del matto, le ansie rassegnate del malato di cuore, l’irredimibile sregolatezza del suonatore Jones (l’unico personaggio che viene chiamato per nome), la vita insulsa del mercante di liquore. Non è l’anagrafe ma la vita a scrivere i nomi propri nella memoria della terra e degli uomini. Siamo noi che ne vagheggiamo le gerarchie, senza che la vita stessa sia interessata a scindere il ricco dal povero, il fortunato dallo sventurato: semmai il buono dal mal-vagio, lo screanzato dall’educato, il colto dall’incolto.

E allora non mi resta che augurare lunga vita a questo repertorio di canzoni popolari e gioiosane e ‘buona memoria’ ai leggendari personaggi qua ricordati: da Nunzio Sciumecchi a Vena ed Elena ‘I Ridduciuti’; dal Comandante Turi Zampino al Murgo, da Petro ‘Aranda a Nino Cottone, interprete privilegiato de Il cielo è una coperta ricamata, ed altri ancora.
Insomma, il ‘bel mondo’ della memoria gioiosana. Per il resto, ho voluto corredare questo libro dei testi di quelle canzoni più diffusamente conosciute, piacevoli, divertenti, ricche di poesia o rappresentative di tradizioni, situazioni o sentimenti: serenate, macchiette, canti d’amore, di sdegno, e altro ancora.
Permettetemi allora di parodiare il grande Totò, Antonio De Curtis:

‘A vita ‘o ssaje ched’è?... è una livella.
‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘nu grand’ommo,
trasenno ‘stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme:
tu nun t’hè fatto ancora chistu cunto?


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TERREMOTO CENTRO ITALIA, LA SICILIA METTE A DISPOSIZIONE LA PROTEZIONE CIVILE E I GEOLOGI

Sicilia. Sisma al centro Italia, la Sicilia mette a disposizione mezzi e uomini della Protezione civile. L'Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia esprime cordoglio e vicinanza alle popolazioni del centro Italia per le vittime ed i danni causati dal sisma di oggi.

Palermo, 24 ago. 2016 - Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, interpretando anche i sentimenti dell’intero governo regionale, nell’esprimere la solidarietà alle popolazioni del centro Italia colpite dal sisma di questa notte, con apposita ordinanza ha dato mandato alla Protezione civile regionale di raccordarsi con la Protezione civile nazionale per fornire immediatamente ogni forma di collaborazione ed assistenza necessarie, in termini di mezzi e uomini.
Il presidente comunica altresì che la Protezione civile regionale ha già allertato tutte le proprie strutture territoriali in Sicilia, ed è già in collegamento con i livelli nazionali.

L'Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia esprime cordoglio e vicinanza alle popolazioni del centro Italia per le vittime ed i danni causati dal sisma di oggi. Purtroppo assistiamo a fenomeni devastanti che periodicamente colpiscono vaste aree del nostro paese, riscoprendo la grande fragilità e vulnerabilità dei nostri centri storici, del nostro patrimonio edilizio, monumentale e delle nostre infrastrutture rispetto al rischio sismico. Di fronte al ripetersi di tali disastri, alla perdita di vite umane, non possiamo tacere, denunciando il grave e colpevole ritardo nelle attività di prevenzione, di adeguamento e miglioramento sismico degli edifici pubblici e privati.

Nella nostra regione le attività di studio sulla microzonazione sismica sono ferme al palo ormai da anni, nonostante consistenti stanziamenti Statali legati alle diverse ordinanze del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile. Tali somme destinate al finanziamento di un importante strumento di pianificazione e Prevenzione e ad interventi di miglioramento sismico degli edifici, sono di fatto ad oggi non spese in quanto i governi regionali che si sono succeduti non hanno dato seguito alle necessarie azioni amministrative.

Ad oggi solo su 58 comuni della Regione Siciliana dei 282, classificati a rischio secondo la normativa di riferimento, sono stati eseguiti gli studi di microzonazione di primo livello dando seguito alla prima ordinanza del 2010. L'Ordine Regionale Geologi di Sicilia sollecita ancora una volta la politica ed il governo regionale ad attivarsi urgentemente verso un nuovo approccio operativo mettendo la "prevenzione" al centro della strategia di pianificazione territoriale.

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